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racconti sulla Ciclovia del Danubio

Una coppia di ciclisti ha espresso questi pensieri, sorti dall'emozione vissuta durante la visita al campo di concentramento di Mauthausen.  Volutamente non hanno inserito il loro nome.
 
Alcune cose m'hanno sorpresa e lasciata col dubbio: "se sia un bene o un male" tenere questo campo.
 
Ho visto il campo di concentramento con tanto prato verde attorno, biglietterie  all'ingresso, locale per vendita libri e DVD, film sul campo proiettati ai visitatori come un posto turistico normale. Non me l'aspettavo e non ero a conoscenza che quel campo di concentramento esistesse già prima come campo di prigionia durante la prima guerra mondiale. 
Tutti un pò titubanti ci siam radunati e poi è arrivato Adolph la nostra guida. Siamo rimasti meravigliati: un signore alto, robusto, sui settant'anni comodi comodi, vestito di nero e parlava bene l'italiano. Ci ha colpito il tono della sua voce intensa,  come si volesse scusare. Ci ha poi raccontato che all'epoca dei fatti lui aveva 14 anni. Ci ha ricordato che l'Austria era stata invasa e come il nazismo e il fascismo non fossero buoni alleati. Ci ha poi raccontato le tante crudeltà successe al campo, cercando di far capire e sottolineando sempre che  non si può accettare la frase fatta....ma c'era la guerra, eravamo obbligati a farlo... e questo l'ha ripetuto tante volte. 
 
Ci ha portato a vedere  all'esterno i vari monumenti fatti dalle nazioni, la terribile scala, le lapidi dei vari paesini anche italiani ecc. Ha poi spiegato il significato e il perchè di quella statua in pietra all'ingressso ..la crudeltà di quella morte..e ancora dei cinquecento soldati russi  (fuggiti) ma poco dopo  tutti ammazzati sia dalle ss che dagli abitanti di quei paesini spaventati e invitati a farlo dalle guardie. Abbiamo visto l'interno del campo, grande pauroso, le baracche in legno - solo più due originali - Foto molto tristi e terribili. Tutti noi eravamo emozionati, commossi e in silenzio. I nostri occhi evitano di incrociarsi perchè lucidi. 
 
Quando mi trovai nella camera a gas con gli altri  sentii mancare il respiro e ebbi un blocco alla gola.  Adolph ci fece notare due bocchettoni del gas spariti dal soffitto: alla sua richiesta del perchè si senti rispondere:" li han presi i turisti"  - sconcerto -  I forni crematori poco distanti  ( ben ripuliti e con un fiore e un nastro attaccato) ci han ridotti al silenzio completo. nessuno riusciva più a parlare. Ad eccezione di Adolph, ci parlava.. e ci diceva che in quegli anni e in quei.. giorni si  sentiva un gran cattivo odore e una nebbia avvolgeva il paese sottostante. 
 
Aggiunse poi che in quel campo l' ordine era maniacale, tutto segnato, tutto contraddistinto.  La cosa più brutta per i prigionieri in aggiunta alle altre sofferenze era il non poter parlare e comunicare fra loro: poteva essere frainteso, o manipolato sperando in un maggior trattamento per cui nessuno parlava.  Qualcuno poi gli chiese se loro austriaci non fossero a conoscenza di tutto ciò che succedeva lassù:..  NO  tutto non sapevano (:le ss. a casa continuavano la loro vita normale, si sposavano facevano figli e di giorno al campo.....)  Qualsiasi cosa  era difficile allora, anche per  altre situazioni, bastava che una donna o un uomo dicessero di essere la moglie o il fratello di una ss. e tutti si zittivano.  
 
Una frase scritta su un muro da un prigioniero e raccontata da  Adoph mi è sembrata terribile:............"Se Dio esiste....mi dovrà chiedere scusa." 
 
 Aggiunse ancora che gli abitanti di quel paese e dintorni si vergognano e quando gli viene domandato di dove sei rispondono: dell'alta Austria.  Poi alla fine della visita disse in tono un pò sommesso (e di lì ho compreso la verità della sua sofferenza)  che suo padre all'epoca lavorava proprio lì.. in quel campo.  
 
Chiedo scusa, se ho raccontato  cose   che già sapete e tristi , ma mi son sentita come un'incarico da Adolph, vegliamo affinchè questi fatti terribili non abbiano più a ripetersi. 
Dal paesino io guardavo sù all'altura che nasconde il campo, guardavo il Danubio che scorreva lento e quanto il clima fosse particolare e pensavo a quelle povere creature.. 
Quella sera col gruppo abbiam dormito nel paesino di Mauthausen ora con tutte le casette dipinte e colorate ma io non ho dormito per niente tranquilla.
 
 
                               ciao           xx



Da gregario sul Danubio

Quanti hanno già raccontato di aver pedalato sulle rive del Danubio, da Passau a Vienna, il percorso ciclabile più celebrato d’Europa? Nella scena di questo nuovo racconto la mia parte è solo marginale, in quanto io fungo da gregario camperista raccattapalle, ma per me è ugualmente avvolgente.

 Il “vero uomo” di quest’avventura è la mia compagna, Lella, alla quale sottoposi un programma analogo di nome “Ciclovia del Danubio” appena ricevuto via e-mail, redatto da un club di campeggiatori, ironia della sorte, di nome Canaletto.

Non avremmo potuto partecipare in quanto il nostro periodo di ferie non coincideva con quello del programma appena scaricato, ma da quel momento, l’oggetto delle nostre vacanze era fissato.

Arrivammo a Passau, in Germania, col nostro vecchio camper, piccolo, ma sempre armato di due bici. Approdammo in un campeggio vicinissimo al punto dove l’Inn e l’Ilz sfociano nel Danubio, creando un suggestivo nodo, probabilmente è questo il motivo che ha battezzato e reso noto il punto di partenza di questa ciclovia.

Il campeggio è di ristrettissime dimensioni e non è in grado di ospitare alcun mezzo, neanche il nostro camperino. Poco male in quanto non dobbiamo né scaricare né fare acqua. Nella visita al centro trovammo l’ufficio turistico chiuso e non potemmo rifornirci delle dovute informazioni, quelle tratte da altri racconti erano di ben poco aiuto. Passiamo la notte in un ottimo parcheggio nelle immediate vicinanze della confluenza dei tre fiumi.

Il mattino seguente,dopo aver controllato la sincronizzazione dei rispettivi cellulari e dopo le mie ultime raccomandazioni di non perdersi, verso le 7,30 comincia la vera avventura.

Vedo la mia compagna inforcare la bici ed allontanarsi lungo la ciclabile sinistra del Danubio. A dir la verità non ricordo che prima d’ora si sia persa, ma so benissimo che il suo senso d’orientamento ed il mio sono lontani come la distanza che separa me da un santo. Oltre a ciò, nessuno dei due conosce la lingua locale e nemmeno qualsiasi altra. Non nascondo che queste riflessioni, al momento del distacco, mi crearono un notevole nodo emotivo.

L’appuntamento era al campeggio di Schlogen, borgo di “quattro case”, distante all’incirca 44 ciclochilometri. Fu lei la prima a chiamare: “Dove ti sei sistemato che qui in campeggio non vedo il camper?”. Ero io che quasi mi ero perso in quanto uscendo da Passau avevo imboccato quasi obbligatoriamente l’autostrada e dovetti fare il giro dell’oca. Per la cronaca, questo è un altro problema che incontriamo noi italiani viaggiando in tanti paesi esteri. Mi trovavo in Germania dove non esistono i caselli autostradali. Alla bisogna la vecchia strada viene trasformata a raccordo e così si confluisce irrimediabilmente in autostrada. In poco tempo ci si adatta e devo ammettere che ciò comporta un notevole snellimento di traffico.

Verso le ore 10 ci sistemiamo nell’ottimo campeggio e punto nautico di Schlogen. Nel pomeriggio, inforcate le bici, andiamo a “provare” l’inizio della seconda tappa. Ci troviamo nell’ansa formata da due veri e propri “tornanti” completi, punto di massima importanza naturalistica del Danubio. I ciclisti provenienti da Passau per la riva sinistra, appena compiuta la prima curva trovano la fine della pista.

Poco male in quanto un’area “Treppelweg” (area d’imbarco suppongo) dà la possibilità di traghettare al costo di un euro e mezzo, compresa bici.

Nota di colore: non è determinante sapere in anticipo quale sponda del Danubio si deve imboccare, in quanto nell’eventualità di interruzione di pista stabile, c’è sempre un treppelweg (trapel več in dialett carpsan) che ti traghetta sulla sponda opposta. Da Passau a Vienna e viceversa, toccando quasi tutti i paesi, c’è anche un continuo viavai di battelli crociera che però imbarcano anche semplici passeggeri, la bici al seguito non paga. Questa è un’altra grande opportunità d’intraprendere la ciclovia.

Vista l’opportunità, traghettiamo sulla sponda sinistra e ripercorriamo a ritroso il percorso per circa otto km., fino al ponte in corrispondenza di Niederanna, lo attraversiamo e ripartiamo verso il campeggio.

Strada facendo, vediamo un fumo sollevarsi da un “Gasthaus”, lo raggiungiamo e ci mettiamo in fila per assaporare l’ottimo pesce grigliato, dopodiché l’esperimento ci consiglia di farcene incartare altri due. La sera in campeggio decidemmo di cambiare la logica del punto di ritrovo. Ripiegammo per un ponte sul Danubio, visto che nella tappa precedente ne avevamo incontrato solo uno e che anche in caso di traghettamento sull’altra sponda, si sarebbe sempre potuto riguadagnare la sponda stabilita mediante il ponte stesso. Il prossimo ritrovo sarà la confluenza destra della pista ciclabile col primo ponte di Linz.

Il mattino seguente, prima della partenza, solite raccomandazioni: “Sei Pronta? Hai preso il cellulare? L’hai acceso?” E lei: “Si, tutto a posto”. Di nuovo: “Fammi vedere lo zainetto!”. Il cellulare era al suo posto e acceso ma c’era un inconveniente: aveva stivato anche il mio. Provate a pensare come avremmo potuto ritrovarci in caso di bisogno, aggiungendo la mancanza del cellulare ai problemi già citati. Si rimpiange il momento che si è deciso di partire ma non si può mollare.

Mi fermo col camper nei pressi di Linz, in un’area dove è possibile tener sotto controllo il punto di ritrovo prestabilito e l’incontro avviene senza alcun problema. Carichiamo la bici e ci trasferiamo a St. Florian dove pranziamo e visitiamo la notevole basilica, poi raggiungiamo la vicina Mathausen non con poche difficoltà in quanto siamo sprovvisti di navigatore e ci imbattiamo in una deviazione obbligatoria. Ricordiamo l’angoscia precedente lasciata dalla visita di alcuni anni fa allo stesso lagher e di conseguenza decidiamo di non ripeterla.

L’altra tappa ci porta a Grein. All’ingresso del campeggio noto la scritta “Internet Point wireless”. Non mi era mai capitato. E’ la mia grande occasione, voglio far scoppiare d’invidia gli amici mandandogli una cartolina virtuale direttamente dal campeggio. Mi sistemo il più velocemente possibile, estraggo il mio “violino a nafta” (pc portatile), e cerco “l’accordo”, aggancio la rete ma mi devo fermare davanti alla richiesta di username e password. Vado in reception a chiedere i dati necessari. Chi assegna questi dati, è il ristorante del campeggio dopo aver consumato almeno un pasto però. Oltre a ciò, per cause loro quel giorno internet non funzionava proprio. Quindi nulla di fatto.

In quel campeggio, anche per andare a far pipì occorreva digitare un codice, ma quell’impianto fortunatamente funzionava.

Nel Camping Grein succede un fatto un po’ scurrile: sistemiamo il tavolo a contatto della siepe di arbusti che delimita il campeggio e lo separa dalla pista ciclabile del Danubio. Questa posizione ci assicura il pranzo all’ombra. Nel bel mezzo del pranzo, la Lella intravede in una radura della siepe proprio in direzione del tavolo, infilarsi uno di quegli arnesi che solo i maschi hanno, tenuto stretto dal suo proprietario. Di scatto si alza in piedi e comincia ad urlare, proprio come se qualcuno gli avesse puntato una pistola. L’uomo si spaventò e fu costretto a spostarsi nella radura accanto e finalmente potè dar sfogo alle sue esigenze idrauliche, dopodichè riattraversò la pista ciclabile e riprese in mano la canna, da pesca questa volta. Ecco cosa succede a mettere il codice ai servizi igienici.

Melk è la prossima tappa. Questa città ospita una grande, grandissima abbazia, è situata su un’altura e si nota da notevole distanza ma non dal parcheggio. Scendo dal camper e in quel momento squilla il cellulare, rispondo che sono davanti all’abbazia e m’incammino a piedi verso quel luogo. Dopo circa venti minuti la Lella mi richiama e mi avvisa che aveva trovato il camper. Beata lei, io mi ero infognato nei meandri della città senza raggiungere l’abbazia e mi occorse un’altra mezzora per ritornare sui miei passi.

Al punto d’imbarco è un continuo viavai di pullman che portano e riportano le persone giunte in battello a visitare l’abbazia. Ci sistemiamo nel campeggio adiacente. Entra un mezzo e s’impadronisce della scena.


L’auto al seguito, munita di regolare targa, viene trainata dal camperone a mò di carrello. All’occorrenza viene sganciata, alzandola con minimo sforzo, in quanto il peso maggiore è supportato dall’asse posteriore. Quello anteriore viene caricato dal peso dell’autista ed eventuale passeggero. Sul “gioiello” campeggiano vari logo FERRARI con tanto di cavallino rampante. E’ un bluff. Il motore è un Lombardini costruito a Rubiera di Reggio E.

I campeggi alle 10 del mattino sono praticamente vuoti. I cicloturisti cominciano ad arrivare verso le 12 e gli arrivi continuano fino a sera. La maggior parte sono gruppi e arrivano in bici e tenda, gruppi che arrivano in bici e le rispettive tende vengono trasportate da furgoni. Altri arrivano col carrello a rimorchio. Comunque, con ogni mezzo possibile arrivano anche tanti ragazzini. La stessa gente te la ritrovi più di una volta nel campeggio del giorno successivo. Gli italiani non mancano. E’ bello sentire i ragazzini raccontarsi le avventure della tappa appena conclusa.

Da notare che tanti altri cicloturisti non vanno in campeggio e dormono in appartamenti trovati giorno per giorno. Questo meraviglioso tour è anche un “vero affare” per i locali.

Da notare che l’emozione del momento del distacco a inizio tappa, poi si affievolisce ma non scompare mai.

La tappa successiva ci porta a Krems, e successivamente a Tulln, lungo il percorso si attraversa il Danubio su di una delle varie chiuse che servono per generare corrente elettrica e dove i battelli avanzano mediante apposite vasche di innalzamento ed abbassamento del livello dell’acqua. Il dislivello del Danubio tra Passau e Vienna è di circa 140 metri, media al di sotto di mezzo metro al chilometro.

A Tulln campeggia un teatro galleggiante proprio sul Danubio e davanti al municipio, una palla di granito al centro di una fontana, gira continuamente sul proprio asse orizzontale supportata da un cuscinetto d’acqua.

Piove nel pomeriggio ma gli arrivi in campeggio si susseguono ininterrottamente come al solito e freneticamente si devono piantare le tende. Sto pensando di inventare tende galleggianti.

Ricominciando all’imbrunire e per tutta la notte piove insistentemente. Il mattino seguente, la pioggia si trasforma in fitta pioggerellina, la temperatura è scesa, occorre indossare la giacca a vento. Il morale va sotto i piedi e a questo punto, altre due palle cominciano a girare. Proprio all’inizio dell’ultima tappa la Lella molla. “Ma chi me lo fa fare?” Decide così di porre fine all’avventura. Meno male.

Vienna dista pochi chilometri, con la coda tra le gambe la raggiungiamo in camper.

Approdiamo a Klosterneuburg, proprio alle porte di Vienna. Molliamo il mezzo in parcheggio e col bus raggiungiamo la stazione del vicino metrò il quale ci porta in centro a Vienna dove un nugolo di sceriffi con tanto di giubbino giallo fluorescente, sbarrano il passaggio chiedendo a tutti indistintamente il biglietto della corsa appena terminata. Nulla osta, ce l’avevamo. E’ mia abitudine conservare qualsiasi scontrino per un periodo di tempo ragionevole, ritornerà utile in caso di dover ricordare l’indirizzo, la data, il luogo visitato, il nome dell’esercizio emittente e altro ancora. Uno scontrino è anche un buon indizio in caso si dovesse dimostrare che quel giorno a quell’ora si era in quel luogo.

La giornata trascorre girovagando con mezzi pubblici ma principalmente a piedi. Ho l’impressione di aver visitato tutti i monumenti e le strade di Vienna. Ma che fatica essere in ferie.

Una volta raggiunto il camper non ci viene neanche in mente di entrare nel vicino campeggio ma ci infiliamo nel letto e ci restiamo per oltre dieci ore senza fiatare.

Il mattino seguente la sveglia naturale suona, come di consueto, verso le 7,30. Il tempo sembra volgere al bello, l’umore ritorna sopra il livello di guardia. Mentre sorseggiamo il caffè decidiamo di cambiare le carte in tavola e progettiamo in quattro e quattr’otto una nuova tappa.

Quella che doveva essere la fine del giro diventa l’inizio della tappa supplementare.

La Lella deve entrare in Vienna per la pista di destra, raggiungere il secondo ponte, attraversarlo fino a metà e scendere per l’apposita chiocciola fino a raggiungere l’isola in mezzo al fiume, attraversare Vienna su quest’isola, attraversare un secondo e un terzo ponte che approda sulla pista di sinistra del fiume proprio nel Parco Nazionale del Danubio, percorrere il parco fino alla sua fine e trovarsi ai piedi del ponte di Bad Deutsch-Altenburg, punto di arrivo, due chilometri prima di Hainburg e una ventina prima di Bratislava, in Slovacchia. Contemporaneamente io raggiungerò lo stesso ponte e lo stesso punto percorrendo l’autostrada che porta all’aeroporto e poi a Bratislava.

Verso le 10 parcheggio il camper fortunatamente a pochi metri dal punto prestabilito. La Lella chiama e mi avvisa che a causa di una frana la pista non è più percorribile, non è neanche possibile servirsi dei noti traghetti, in quanto la pista in mezzo al parco nazionale è ben distante dal Danubio. Occorre tornare indietro fino a raggiungere l’intersezione di un’altra pista. Incontra altri cicloturisti con lo stesso problema ed assieme trovano la soluzione. Tra una telefonata e l’altra decido di andarci incontro in bici. Un abbraccio, dopo un’ora abbondante, pone fine alla tensione accumulatasi dalla partenza. Questa è stata l’ultima tappa ed è stata la più lunga e difficoltosa ma anche la più bella. Un’ottantina di chilometri percorsi, prima sull’isola del Danubio a Vienna, in mezzo ai due bracci di fiume, poi immersi nel favoloso Parco Nazionale del Danubio.

E così la pedalata è stata di poco oltre 400 km., solo un settimo dei 2.888 chilometri, della lunghezza totale del Danubio che nasce nella tedesca Foresta Nera e sfocia nella parte rumena ed ucraina del Mar Nero.

Nel pomeriggio raggiungiamo Bratislava in camper, ma a quel punto la nostra mente è altrove, stiamo rivivendo i punti più salienti del viaggio, stiamo pensando a quei bambini che di campeggio in campeggio, la sera si scambiavano le reciproche esperienze, siamo convinti che una volta diventati adulti rivivranno assieme ai figli, quest’avventura, dove la bici, nonostante la nuova tecnica, rimarrà probabilmente la protagonista indiscussa.

Soddisfatti e appagati, riprendiamo la via del ritorno.

Se dovessimo riprogettare questo viaggio, probabilmente non ricommetteremmo più certi errori e proprio per questo tante emozioni non potrebbero più essere rivissute. Di conseguenza, altro giro, altri lidi, altro regalo.


Azio & Lella - aziomalaguti@libero.it – Agosto 2008