Il Ricetto di Candelo ha per la cultura un valore eccezionale in quanto
elemento fondamentale del patrimonio storico-artistico piemontese,
unico a livello europeo, meta di migliaia di turisti e fonte d'interesse per testate e
media nazionali.
Si tratta di una struttura che è specchio di una
comunità e che colpisce, sia per le sue caratteristiche architettoniche
sia per lo straordinario stato di conservazione.
Ambisce ora a divenire fulcro turistico e culturale (Sistema Museale Integrato) del territorio di Candelo e del Biellese.
mura esterne del Ricetto
La cinta muraria
La cinta muraria
segue tutto il perimetro del complesso, di forma pseudo-pentagonale,
tranne il lato sud, ora occupato dal palazzo comunale in stile
neoclassico costruito nel 1819 su progetto dell'architetto Nicola
Tarino di Biella. Stridente è il contrasto architettonico-ambientale
con il ricetto.
Le mura sono in ciottoli a spina di pesce
(opus spicatum) con coronamento merlato (spessore circa cm.80). Tutto
intorno correva il cammino di ronda di cui permangono alcune mensole di
sostegno in pietra con scanalatura centrale nel lato nord; in questo
lato la cortina muraria ha subito varie modificazioni ed interventi.
Una "via di lizza", ora per lo più scomparsa a causa del prolungamento
di alcune case nel 1800, correva lungo tutto il perimetro delle mura
per agevolare il compito dei difensori.
i nostri "piccoli"
L'entrata del Ricetto
La casa del Principe
Varcata la
torre-porta, ci si trova in una piazzetta pavimentata con le pietre
tondeggianti del vicino torrente. Sulla destra, l'edificio più
imponente che sovrasta tutti gli altri è la " casa del principe",
l'abitazione che Sebastiano Ferrero si fece costruire dopo aver
ottenuto dal duca Filippo II Senza terra., nel 1496, l'investitura
feudale e la concessione dei dazi candelesi.
le mura del Ricetto
Le torri
Gli angoli del ricetto
sono protetti da torri rotonde, in origine tutte aperte verso l'interno
per agevolare l'opera dei difensori, il vano cilindrico era infatti
suddiviso da impalcature lignee a più piani incastrate nelle buche
pontaie. Alcuni coronamenti in cotto, con decori di mattoni posti a
scalare, risalgono alla sistemazioni successive dell'impianto.
interno del Ricetto
Le cellule
Le case, prive di fondamenta, sono costruite da vani unici sovrapposti, non comunicanti tra loro: sono le cellule del Ricetto.
Il
vano a pianoterra (caneva) è una cantina con pavimento in terra
battuta, destinata al vino e alle varie operazioni connesse.
L'escursione termica su base annuale varia dai 12° ai 15° con aerazione
indiretta ottenuta mediante piccole aperture verso la riana (riscontro
d'aria).
interno del Ricetto
Vi si accede direttamente dalla rua tramite la lobbia (balconata in
legno che poggia sulle travi di separazione tra caneva e solarium),
utilizzato per essiccare granaglie. I due vani non sono in
comunicazione interna per ridurre al minimo le occasioni di scambio
termico.
porta secolare
Dalla strada si accede attraverso un portale (attualmente il livello
delle rue si è innalzato o abbassato per cui non sempre la porta
d'accesso alla caneva è all'altezza del piano viario).
Le rue
Le rue
(francesismo) sono a ciotoloni inclinati verso la mezzaria e con
pendenza da sud a nord per permettere il deflusso delle acque piovane
verso la Torre di cortina. L'impianto viario è costituito da 5 assi in
direzione Est/Ovest, intersecati da due ortogonali.
particolare
particolare
Il vano al piano superiore (solarium) è un ambiente particolarmente
secco ed asciutto, ideale per la conservazione delle granaglie
(riscontri d'aria verso la riana).
interno del Ricetto
Storia ed etimologia
Il Ricetto di Candelo
è una struttura fortificata sorta per iniziativa e volontà precisa
della popolazione candelese allo scopo di conservare e difendere i beni
più preziosi della comunità: prodotti della terra, soprattutto vino e
granaglie. Viene costruito su un terreno di proprietà di signori locali
(Vialardi), a cui inizialmente corrisposto un censo di 21 ducati. Più
tardi sarà riscattato e diventerà possesso e simbolo della comunità. È
sempre stato utilizzato come deposito per i prodotti agricoli in tempo
di pace e come rifugio temporaneo per la popolazione in tempo di guerra
o pericolo; tranne eccezioni, gli edifici non sono mai stati abitati in
pianta stabile.
Mancano dati precisi circa la sua fondazione
e le notizie storiche pervenute sono tarde; esiste già infatti quando
la comunità candelese fa atto di dedizione spontanea ai Savoia nel
1374.
Le ipotesi sulla sua origine sono varie, ma tali da farlo
risalire ad un periodo compreso tra la fine del XIII secolo e la prima
metà del XIV secolo. In Piemonte, l'origine dei ricetti si colloca tra
il XII e il XIV secolo, contestualmente alla crescita dell'autonomia
comunale; nel Biellese la costituzione dei ricetti si protrae fino al
primo decennio del '400.
Il termine Ricetto,
dal latino "receptum" (ricovero, rifugio), indica essenzialmente un
luogo difeso, cinto da fortificazioni. Il vocabolo, derivato dalla
terminologia militare romana, nel corso dei secoli subirà varie
trasformazioni: receptum - recetum - reccetum - ricetum- rizetum -
reductum - rissetto - restretto - recetto- ricetto. Nel Medio Evo
assume il significato di raduno in un sito fortificato atto alla difesa
tanto della gente quanto dei prodotti del suolo e del bestiame. In
antichi documenti candelesi si trova poi il termine "castrum" come
sinonimo di ricetto; in una supplica del 1509 al duca di Savoia si
parla del "castrum munitissimum", ove ogni uomo del luogo possedeva
"domum" (casa), costruito dalla comunità a scopo di ricovero "tempore
guerrarum" (in tempo di guerra)
Il ricetto di Candelo si è
conservato mantenendo la sua struttura originaria grazie alla sua
matrice contadina; fino a tempi recentissimi è stato infatti utilizzato
per la vinificazione e la protezione dei prodotti della terra e lo è
ancora in parte oggi. È stato definito da Ferdinando Gabotto "silos
fortificato", ma può essere considerato soprattutto una "cantina
comunitaria".