Agli amici e
soci del Canaletto,
un saluto a
tutti. Ci proponiamo a Voi con un commento sulla gita in Val
D'Aosta.
Apriamo
subito parlando del sole, che in questa occasione, è stato un buon alleato.
Infatti le nostre passeggiate naturalistiche hanno tratto il massimo profitto.
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Positivo il
contatto con la natura al Parco del Gran Paradiso, la vista di tanti animali
selvatici abituati all'uomo, ci e' sembrato uno zoo all'aperto, finalmente senza
recinti!!
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in ordine: Forte Bard, Castello di
Fenis, Castello di Sarre.
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Abbiamo
esplorato un forte e tre castelli, tutti rinomati, uno di minore rilievo
architettonico, ma denso di storia.
Inoltre le
degustazioni e la cena ci hanno avvicinato ai gusti e sapori valdostani.
Veramente entusiasmante, a mio giudizio, il Lardo D'Arnad nelle varie
combinazioni d'assaggio.
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n questa sequenza fotografica:l'assaggio del caffe' alla Valdostana in Grolla e la
lavorazione artigianale del legno per produrre il prezioso manufatto, dalla tornitura con il pantografo, alla
finitura a mano.
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Anche la
"Grolla" ha avuto la sua parte di protagonismo. Nella visita al laboratorio
artigiano, si è approfondito il tema del legno intagliato con l'aiuto delle
macchine utensili e lavorato a mano per rifinirlo.
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I bimbi hanno
sempre cercato l'occasione di giocare e stare insieme, e quando non disponevano
di un parco giochi, con un po' di fantasia, riuscivano nel loro intento,
divertendosi con poco e socializzando tra loro.
In buona
sostanza, la gita ha creato molte opportunita' ai camperisti, per socializzare,
conoscersi e conoscere luoghi nuovi in armonia con l'ambiente
circostante.
Sicuramente tutti hanno colto l'opportunità per osservare il lato
migliore dei castelli, vallate Valdostane e curare nuove amicizie durante il
viaggio.
Mi è stato
riferito che il parcheggio di Courmayeur, destinatoci dal comune stesso, non
era adatto alle esigenze di famiglie che vivono a contatto con l'ambiente
(proprio l'ultimo giorno non ero presente per motivi familiari). Mi scuso quindi
per il disagio provocato e vi lascio trarre le dovute conclusioni, lasciando
indenne il club e gli organizzatori da eventuali
pregiudizi.
Va rinnovato il
ringraziamento a Leonida che ha ideato e realizzato la gita in Val D'Aosta.
Sicuramente il merito di aver individuato un'itinerario bellissimo in un periodo di
punta qual'è il ponte del Primo Maggio. Infatti non abbiamo incontrato traffico
e nei siti visitati abbiamo sopportato lievi momenti di afflusso turistico,
riuscendo a compiere con agilita' tutte le mete predestinate, a parte i
luoghi inaccessibili per eventi naturali.
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Luigi e Teresa
Valli e castelli Valdostani 1-4 maggio 2008
Luogo dell'incontro al parcheggio della stazione di Hòne.
Arrivo dal mercoledi' sera fino alle ore 9,30 del giovedì mattina.
Giovedì 1 maggio
Ore 10,00 visita al Forte Bard
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Il
Forte Bard, imponente fortificazione
militare che controllava il transito attraverso la Valle d'Aosta, è oggetto di
un'importante opera di recupero e valorizzazione, finanziata anche con fondi
europei. Una buona parte
del Forte, la struttura sommitale denominata Opera Carlo Alberto, è stata
aperta al pubblico a gennaio 2006.
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Un'impostazione museale moderna, curata da
Daniele Jalla e Alain Montferrand, con l'impiego di innovative e spettacolari
tecnologie audiovisive, capace di stupire ed emozionare grandi e bambini.
L'esposizione conta 29 sale che trattano i molteplici volti della montagna:
dalle vicende geologiche a quelle umane, dai popolamenti tradizionali alla vita
contemporanea, dall'alpinismo agli sport invernali, senza tralasciare la flora,
la fauna, le lingue, le tradizioni, ecc.
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Spostamento
Ore 14,00 visita al castello di Fenis
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Storia: Già esistente nel XIII secolo, il castello di Fenis acquista la sua
fisionomia definitiva fra il 300 e il 400, in seguito a trasformazioni ed ampliamenti
voluti dalla potente famiglia feudale degli Challant. E' l'esempio più compiuto del
castello medievale alpino.
Diversamente dagli altri castelli costruiti per scopi bellici e di difesa,
Fénis non è situato sulla sommità di un promontorio, bensì su un lieve poggio. La sua
funzione infatti, in contrasto con l'apparato difensivo, è stata unicamente quella di
sede prestigiosa della Famiglia Challant.
Le molte torri del castello che si fondono in un assieme architettonico di sorprendente
armoniosità furono aggiunte verso la metà del sec. XIV da Aimone di Challant al torrione
preesistente, già dimora abituale del visconte Gotofredo II° un secolo prima.
Il castello ha pianta pentagonale, gli angoli sono muniti di torrette circolari tranne lo
spigolo sud-ovest che presenta una massiccia torre e quello sud dove la torre ha pianta
quadrata.
Il mastio è racchiuso in una doppia cinta di mura con torrette di guardia collegate da un
camminamento di ronda. Si accede al maniero passando attraverso una torre quadrata che
aveva una saracinesca per sbarrare l'androne in caso di pericolo.
Il cortile interno, con lo scalone semicircolare e le balconate in legno , è decorato di
pregevoli affreschi che raffigurano San Giorgio che uccide il drago e un gruppo di saggi e
di profeti recanti dei cartigli sui quali si leggono proverbi e sentenze morali in antico
francese, mentre sulla parete orientale sono raffigurati l'Annunciazione e il San
Cristoforo.Le pitture di Fénis sono attribuite ad un pittore vicino alla scuola di Jaquerio e datano
intorno al 1425-30. Al pianterreno sono visitabili la sala d'armi, la sala da pranzo, la dispensa, la cucina,
lo studio e l'esattoria.
Al primo piano sono degne di nota la cappella con l'annessa sala di rappresentanza e le
camere dei conti.Oggi il castello è di proprietà dell'Amministrazione Regionale che lo ha destinato a
sede del Museo del mobile valdostano a partire dal 1936.
Visitabile: da marzo a fine agosto: 9.00 - 19.30. Da ottobre a marzo: 10.00,
12.00 - 13.30, 16.30. Per informazioni:
0165 764263.
L'ingresso e' consentito solo a gruppi non superiori alle 25 persone.
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Spostamento a Cogne, dove si
pernotterà in una grande area attrezzata camper. Sistemazione e
visita al paese dove è possibile acquistare prodotti locali.
Lardo di Arnad (migliore d’Italia)

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Lardo d'Arnad DOP
La produzione è limitata al comune valdostano di Arnad.
L'origine di questo salume è remota: la prima citazione si ha in un documento del 1570.I suini utilizzati, di peso non inferiore ai 160 kg, devono essere
allevati, oltre che in Valle d'Aosta, in Emilia Romagna, Piemonte,
Lombardia e Veneto.
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Nella produzione del lardo di Arnad si devono osservare due
caratteristiche fondamentali: l'alimentazione dei maiali, che esclude
mangimi integrati a favore di castagne e soli ortaggi e la stagionatura
del lardo medesimo, per la quale sono utilizzati aromi locali e spezie
(aglio, rosmarino, alloro, chiodi di garofano, cannella, ginepro,
salvia, noce moscata e achillea millefoglie).
Il lardo, una volta tagliato, viene inserito in un recipiente apposito,
il "doil", fabbricato in passato dagli artigiani in legno di castagno,
oggi sostituito da acciaio o materiale plastico per alimenti. Si
ricopre con la miscela di spezie e si aggiunge poi una salamoia fatta
con acqua, sale grosso e ancora parte delle spezie. Il tutto rimane
chiuso a stagionare per almeno tre mesi. Se invece si decide per una
stagionatura lunga, la salamoia viene sostituita da vino bianco. Il
gusto finale dovrà risultare delicato ma ben profumato dalle spezie
impiegate.
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Tegole valdostane (dolci di mandorle)
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Le tegole valdostane: sottili biscotti tondi
(come tegole, appunto) fatte di mandorle.
La nascita di questo dolce nella regione ed il merito va alla famiglia
Boch (pasticcieri aostani da molte generazioni) che scoprirono
questo dolce negli anni trenta, durante un soggiorno in Normandia.
Colpiti dal particolare sapore delle tegole, hanno cominciato a produrle ad Aosta
e da allora le tegole, avendo riscontrato un grande successo, sono entrate nel patrimonio culinario valdostano.
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ingredienti:
- 200 g di
zucchero - 80 g di nocciole tostate - 80 g di mandorle - 4 albumi - 60 g di
burro morbido - 60 g di farina 00 - 1 bustina di vanillina
Esecuzione:
Tritare molto
finemente le mandorle e le nocciole. Aggiungervi gli altri ngredienti fino
ad ottenere un composto omogeneo. Sulla placca del forno foderata di carta da
forno stendere un cucchiaino del composto e allargarlo bene. Cuocere a 180°
per 5-7 minuti
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Mocetta di camoscio

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Mocetta di camoscio
Tecnologia di preparazione:
le carni magre di camoscio vengono ripulite dei nervi e del grasso
eventuale e messe sotto sale e aromi, prima di essere appese per la
stagionatura. Con lo stesso procedimento si possono usare anche carni
di stambecco o di bovino. |
| La "motsetta" è una carne essiccata
di muscolo di vacca, pecora, capra o camoscio o stambecco, nata dall’antica
esigenza di conservare a lungo la carne per il fabbisogno invernale della
famiglia. Al gusto ricorda le erbe aromatiche utilizzate insieme al sale,
all’aglio e alle bacche di ginepro. La sua stagionatura può durare da un mese a
un anno. Deve essere servita a fette sottili, accompagnata da pane di segale o
da crostini. |
Fontina di caseificio rurale (formaggio molto buono che va mangiato con il sale-70% di grassi)
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I veri "artefici" della Fontina sono i pascoli montani
della Regione e le bovine di razza autoctona: la pezzata rossa, la
pezzata nera e la castana che assumono un ruolo insostituibile, grazie
alla loro capacità di valorizzare l'erba dei pascoli alpini e i fieni dei prati
naturali.
Il rapporto tra animali e pascoli è attentamente gestito e
sorvegliato dall'uomo che, secondo una sequenza e un calendario prestabiliti,
organizza gli spostamenti del bestiame negli alpeggi. |
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La lavorazione, secondo quanto previsto dal disciplinare
di produzione della DOP, non altera le caratteristiche del latte appena munto
che passano inalterate nel formaggio. Infatti il latte viene caseificato entro
poche ore dalla mungitura, 2 volte al giorno, alla T° di 36 °C, utilizzando per
la coagulazione caglio di vitello.Segue quindi la prima salatura e il successivo
trasferimento delle forme nei magazzini di stagionatura. |
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Il periodo di
maturazione medio è di minimo 3 mesi durante i quali la forma viene
periodicamente strofinata e salata in superficie. Nel primo mese le forme
vengono rivoltate ogni giorno, alternando un giorno di salatura e uno di
spazzolatura, le operazioni che agevolano lo sviluppo della tipica crosta.
Successivamente queste operazioni vengono effettuate ad intervalli più diradati,
e le forme, accudite con cura, stagionano lentamente, allineate in perfetto
ordine, su tavole di abete rosso. La maggior parte delle grotte di stagionatura
della Fontina, sono scavate nella roccia. Qui la temperatura è compresa tra 10°C
e 12°C e l'umidità è superiore all'85%, condizioni ottimale per una lenta e
graduata maturazione. |
Vari oggetti in legno fra cui le famose
Grolle dell’amicizia
Caffè valdostano.
4 tazzine di caffè caldo, 2 tazzine di grappa, 1 tazzina di genepy, 4 cucchiai
di zucchero, 1 arancio (o 1 un limone). Mettere i liquori, lo zucchero la scorza
dell'arancio e qualche succo dell'arancio a scaldare in un pentolino, finché lo
zucchero non sarà sciolto. Intanto passate un po' di succo di arancio intorno al
foro del coperchio della Coppa dell'amicizia, quindi cospargere di zucchero.
Versare poi nella coppa i liquori e il caffè e accendervi il fuoco all'interno.
Dopo un minuto mettere il coperchio sulla coppa, cosicché si spenga il fuoco.
Ricordate che il liquore è alcool, quindi prestate attenzione nell'accendere la
miscela all'interno della coppa. La fiamma azzurra che ne uscirà è molto
caratteristica ma il tempo di lasciarla accesa è variabile: se si vuole
mantenere un'alta gradazione alcolica della bevanda si consiglia di lasciare
bruciare poco la fiamma, altrimenti lasciarla anche finché si spegne da sola. In
ogni caso sarebbe meglio che il fuoco avesse il tempo di caramellare lo zucchero
sulle pareti.
La Grolla dell'amicizia non è solo un modo per bere
il caffè tra amici, ma è anche un oggetto dell'artigianato locale che può essere
una vera e propria opera d'arte: ve ne sono infatti anche di splendide
intagliate a mano nel legno con diverse decorazioni scolpite.
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Venerdì 2 maggio
Alle 9.30 si parte in
direzione Valnontey e da qui in passeggiata si può arrivare
alle falde del Gran Paradiso. In questo luogo è facile
incontrare camosci e stambecchi che ormai abituati all’uomo si
lasciano avvicinare.
Alle 15,00 partenza per Sarre dove si
potrà visitare il castello dei Savoia (all’interno c’è
una stanza decorata con 3000 paia di corna di stambecco). Si potrà
cenare in una caratteristica trattoria e dormire nell’adiacente
area di sosta. Area , castello, trattoria sono a 100 metri gli uni
dagli altri.
cena alla Trattoria di Campagna (dal 1976) Fam. Cortese Tel. 0165.257448 fax. 0165.257909
www.trattoriadicampagna.it e.mail :info@trattoriadicampagna.it
menu': €uro 27(facoltativo)
Bimbi -12 anni €uro 14 con menu' a parte
Bimbi - 4 anni non pagano e mangiano con i genitori. Non e' garantito il posto a sedere.
Antipasto tipico Valdostano:Mocetta , lardo d’Arnad ,tomino al pizzico, caprino e
fontina, Quiche calda di verdure fresche -- 1° gnocchetti alla
valdostana (pomodoro e fontina) -- 2° salsiccetta fresca al pomodoro con
polenta --- torta rustica di noci e panna --- vin des amis
petit rouge + acqua + caffe'
| Il castello di Sarre, di antiche
origini, venne scelto dal re Vittorio Emanuele II come "pied à terre" per le sue
battute di caccia in Valle d'Aosta. Trasformato dal figlio Umberto I, che fece
realizzare il famoso "salone delle corna", fu
frequentato con assiduità dai principi Umberto II e dalla consorte Maria José.
Rimase residenza dei Savoia fino all'esilio. L'allestimento attuale ne evidenzia
sia l'utilizzo legato all'attività venatoria della corte sabauda sia la funzione
residenziale. Ai piani superiori alcuni locali conservano gli arredi originali
di inizio '900 ed espongono ritratti degli artisti di corte oltre a svariate
opere possedute dai Reali d'Italia. |
Sabato 3 maggio
Ore 9.00 partenza per il Gran S.
Bernardo dove si potrà visitare l’antico Ospizio, museo
naturale e storico dei Frati, gli allevamenti dei famosi cani S.Bernardo ed
ammirare un paesaggio da togliere il fiato.
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Hospice du Gran-Saint Bernard. L'ospizio fondato
nell' XI secolo dalla comunità religiosa istituita da San Bernardo è luogo di
"accoglienza". L'ospitalità infatti fu, prima di tutte le altre, la ragione
d'essere dell'Ospizio del Gran San Bernardo.
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Per circa nove secoli, la Casa fu fedele alla
regola della gratuità assoluta. Il ricovero e il vitto erano assicurati a tutti
i passanti, senza alcuna restrizione. Era soprattutto nel corso dell'inverno che
la carità trovava più occasione di esercitarsi; i passanti venivano anche
soccorsi quando erano in pericolo, salvandoli sovente da morte sicura durante le
bufere di neve nel rigido inverno alpino. Quando ciò non era possibile, i
canonici recuperavano e seppellivano nel loro obitorio, le Morgue (tuttora
esistente), i cadaveri di coloro che le valanghe o il freddo
avevano ucciso nel loro cammino.
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L'allevamento dei cani all'ospizio del Gran San Bernardo
I primi cani adottati dai Canonici risalgono
circa al 1660, probabilmente donati da nobili famiglie del Vallese. Alcuni
documenti storici fra cui un dipinto del 1695 raffigurante un cane dell'Ospizio,
fissano una pietra miliare per la ricostruzione evoluzionistica della razza.
Nel 1700 il Priore Ballalu
progettò un congegno meccanico molto simile ad una ruota giocattolo per criceti,
che azionata da un cane, permetteva di traslare il movimento circolare ad uno
spiedo posto sul braciere. Così facendo gli "aiuto cuochi" permisero di sveltire
le operazioni di cottura soprattutto nel periodo estivo quando gli ospiti dei
Canonici raggiungevano nell'arco dell'intera giornata oltre quattrocento
viandanti. Un aneddoto F. Robert, narra che "nel 1787, trenta briganti
approfittarono dell'ospitalità dei Canonici. Prima di ripartire pretesero di
appropriarsi della cassaforte. Il Priore cercò di dissuaderli, poi, davanti alla
loro ostinazione, li condusse verso i cani: la semplice presenza di questi
molossi ebbe tale effetto su di loro, che lasciarono immediatamente il
monastero.
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La natura conferì agli enormi mastini quelle
capacità psichiche e fisiche adatte alla sopravvivenza in climi polari e
nebulosi, ricreati in forma simile sul valico, una sorprendente capacità
orientativa permetteva loro di ripercorrere i sentieri bianchi senza esitazione,
coadiuvati da un forte senso percettivo raccolgono le tipiche vibrazioni a bassa
frequenza che anticipano smottamenti e valanghe. Il loro peso e le zampe palmate
permettono di spianare il sentiero "pion" evitando l'affondamento di chi li
segue, essi sono in grado di captare il calore umano e di ritrovarne i corpi
sepolti dalla neve. Nulla li può fermare nel compiere ciò che uno stimolo
irrefrenabile li spinge a prestare aiuto a chi ne ha bisogno. La simbiosi
adattativa naturale unita all'intelligenza reattiva e razionale mossa da stimoli
non condizionati, ha permesso lo sfruttamento non edonistico ma quello che gli
stessi cani hanno voluto offrire. È insita nelle loro ancestrali emozioni la
predisposizione e la soddisfazione di essere utili, ciò li appaga e null'altro
chiedono.
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Ore 15.00 si ritorna ad Aosta e si
prosegue per Entreves, che è all’imbocco del traforo alle
pendici del M.Bianco. Breve sosta e si torna a Courmayeur dove si
potrà visitare il paese e dormire.
Courmayeur Monte Bianco La perla delle Alpi:
questo è l'appellativo che Courmayeur si è meritata per la straordinaria
bellezza del paesaggio che la circonda, per l'armonia della sua architettura
di montagna, per la lunga tradizione di ospitalità.Non per niente è la più
famosa e antica stazione alpina italiana,sovrastata dal maestoso scenario
della catena del Monte Bianco. Adagiata in una splendida conca a 1224 metri
di altitudine,Courmayeur è nata turisticamente alla fine del XVII secolo
come stazione termale, per la bontà delle sue acque minerali. Oggi è una
delle più importanti stazioni sciistiche al mondo, capace di emanare il
fascino rado di un luogo magico ed esclusivo.
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Domenica 4 maggio
Al mattino visita alla chiesetta di Notre Dame de Guerison
Il Santuario di Notre-Dame de la Guérison, dedicato alla Madonna della
guarigione, è situato all'inizio della Val Veny, di fronte al ghiacciaio della
Brenva. La località in cui è stato eretta la chiesa è chiamata "Berrier".
Questo nome deriva dal termine berio che in Patois (il dialetto
valdostano) significa roccia. Il 2 luglio, giorno in cui si celebra la
Visitazione della Vergine a Santa Elisabetta, ha luogo nel santuario la
tradizionale messa dedicata alle guide di Courmayeur, che da sempre sono devote
alla Madonna del santuario.
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pranzo e ritorno.
Le iscrizioni sono chiuse
Si accettano iscrizioni via E-mail compilando il modulo di seguito inserito: geronida@libero.it
Referente della gita Leonida Geron tel.0445.630762 cell.3282149568
dati anagrafici, telefono e citta' dei partecipanti
Costo della gita €uro 30 ogni adulto sopra i 14 anni
I bimbi sotto i 14 anni 15 euro
I bimbi sotto i 4 anni sono nostri ospiti
I costi dell'iscrizione sono:
Iscrizione 5 €uro ogni equipaggio per i soci "Canaletto" e non.
La somma di 5 euro e' un sostegno che ogni equipaggio partecipante riconosce, come
recupero spese internet, telefoniche e postali, a favore del club per la
divulgazione della gita e delle notizie in generale.
Chi non possiede la Camping Card puo' partecipare alla gita richiedendo
la tessera di socio al "Canaletto"(15 euro) e verra' quindi omaggiato della
Camping Card 2008.
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mail......................................................................................................
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e data di nascita)
....................................................
Iscrizione alla gita (ogni
equipaggio)................................................€uro 5
(rimborso spese) ADULTI
€uro 30 x n.................tot.€...................................
BIMBI – 14 anni €uro 15 x n........................tot.€.......................................
prenotazione
alla cena:..adulti € 27 x
n.......................tot.€........................
bambini sotto 12 anni € 14 x
n.......................tot.€...................................
(forse posto a sedere) bambini sotto i 4 anni € 0 x n..................................
da versare al club Totale
€uro............................................................
Camping
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Numero.........................................................
del
club............................................
Nei costi sono comprese le entrate ai castelli. I parcheggi non sono compresi.
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