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Valli e castelli Valdostani 1-4 maggio 2008

 

Agli amici e soci del Canaletto,
un saluto a tutti. Ci proponiamo a Voi con un commento sulla gita in Val D'Aosta.
Apriamo subito parlando del sole, che in questa occasione, è stato un buon alleato. Infatti le nostre passeggiate naturalistiche hanno tratto il massimo profitto.
. . .
Positivo il contatto con la natura al Parco del Gran Paradiso, la vista di tanti animali selvatici abituati all'uomo, ci e' sembrato uno zoo all'aperto, finalmente senza recinti!!
Forte Bard Castello di Fenis Castello di Sarre
in ordine: Forte Bard, Castello di Fenis, Castello di Sarre.
Abbiamo esplorato un forte e tre castelli, tutti rinomati, uno di minore rilievo architettonico, ma denso di storia.
Inoltre le degustazioni e la cena ci hanno avvicinato ai gusti e sapori valdostani. Veramente entusiasmante, a mio giudizio, il Lardo D'Arnad nelle varie combinazioni d'assaggio.
. . .
n questa sequenza fotografica:l'assaggio del caffe' alla Valdostana in Grolla e la lavorazione artigianale del legno per produrre il prezioso manufatto, dalla tornitura con il pantografo, alla finitura a mano.
Anche la "Grolla" ha avuto la sua parte di protagonismo. Nella visita al laboratorio artigiano, si è approfondito il tema del legno intagliato con l'aiuto delle macchine utensili e lavorato a mano per rifinirlo.
. .
I bimbi hanno sempre cercato l'occasione di giocare e stare insieme, e quando non disponevano di un parco giochi, con un po' di fantasia, riuscivano nel loro intento, divertendosi con poco e socializzando tra loro.
In buona sostanza, la gita ha creato molte opportunita' ai camperisti, per socializzare, conoscersi e conoscere luoghi nuovi in armonia con l'ambiente circostante.
Sicuramente tutti hanno colto l'opportunità per osservare il lato migliore dei castelli, vallate Valdostane e curare nuove amicizie durante il viaggio.
Mi è stato riferito che il parcheggio di Courmayeur, destinatoci dal comune stesso, non era adatto alle esigenze di famiglie che vivono a contatto con l'ambiente (proprio l'ultimo giorno non ero presente per motivi familiari). Mi scuso quindi per il disagio provocato e vi lascio trarre le dovute conclusioni, lasciando indenne il club e gli organizzatori da eventuali pregiudizi.
Va rinnovato il ringraziamento a Leonida che ha ideato e realizzato la gita in Val D'Aosta. Sicuramente il merito di aver individuato un'itinerario bellissimo in un periodo di punta qual'è il ponte del Primo Maggio. Infatti non abbiamo incontrato traffico e nei siti visitati abbiamo sopportato lievi momenti di afflusso turistico, riuscendo a compiere con agilita' tutte le mete predestinate, a parte i luoghi inaccessibili per eventi naturali.
Luigi e Teresa

Valli e castelli Valdostani 1-4 maggio 2008

Luogo dell'incontro al parcheggio della stazione di Hòne.

Arrivo dal mercoledi' sera fino alle ore 9,30 del giovedì mattina.

 

Giovedì 1 maggio

 

Ore 10,00 visita al Forte Bard

Forte Bard Il Forte Bard, imponente fortificazione militare che controllava il transito attraverso la Valle d'Aosta, è oggetto di un'importante opera di recupero e valorizzazione, finanziata anche con fondi europei. Una buona parte del Forte, la struttura sommitale denominata Opera Carlo Alberto, è stata aperta al pubblico a gennaio 2006.
Un'impostazione museale moderna, curata da Daniele Jalla e Alain Montferrand, con l'impiego di innovative e spettacolari tecnologie audiovisive, capace di stupire ed emozionare grandi e bambini. L'esposizione conta 29 sale che trattano i molteplici volti della montagna: dalle vicende geologiche a quelle umane, dai popolamenti tradizionali alla vita contemporanea, dall'alpinismo agli sport invernali, senza tralasciare la flora, la fauna, le lingue, le tradizioni, ecc.

Spostamento

Ore 14,00 visita al castello di Fenis

 

 

castello di Fenis
Storia: Già esistente nel XIII secolo, il castello di Fenis acquista la sua fisionomia definitiva fra il 300 e il 400, in seguito a trasformazioni ed ampliamenti voluti dalla potente famiglia feudale degli Challant. E' l'esempio più compiuto del castello medievale alpino.
Diversamente dagli altri castelli costruiti per scopi bellici e di difesa, Fénis non è situato sulla sommità di un promontorio, bensì su un lieve poggio. La sua funzione infatti, in contrasto con l'apparato difensivo, è stata unicamente quella di sede prestigiosa della Famiglia Challant.
Le molte torri del castello che si fondono in un assieme architettonico di sorprendente armoniosità furono aggiunte verso la metà del sec. XIV da Aimone di Challant al torrione preesistente, già dimora abituale del visconte Gotofredo II° un secolo prima.
Il castello ha pianta pentagonale, gli angoli sono muniti di torrette circolari tranne lo spigolo sud-ovest che presenta una massiccia torre e quello sud dove la torre ha pianta quadrata.
Il mastio è racchiuso in una doppia cinta di mura con torrette di guardia collegate da un camminamento di ronda. Si accede al maniero passando attraverso una torre quadrata che aveva una saracinesca per sbarrare l'androne in caso di pericolo.
Il cortile interno, con lo scalone semicircolare e le balconate in legno , è decorato di pregevoli affreschi che raffigurano San Giorgio che uccide il drago e un gruppo di saggi e di profeti recanti dei cartigli sui quali si leggono proverbi e sentenze morali in antico francese, mentre sulla parete orientale sono raffigurati l'Annunciazione e il San Cristoforo.Le pitture di Fénis sono attribuite ad un pittore vicino alla scuola di Jaquerio e datano intorno al 1425-30. Al pianterreno sono visitabili la sala d'armi, la sala da pranzo, la dispensa, la cucina, lo studio e l'esattoria.
Al primo piano sono degne di nota la cappella con l'annessa sala di rappresentanza e le camere dei conti.Oggi il castello è di proprietà dell'Amministrazione Regionale che lo ha destinato a sede del Museo del mobile valdostano a partire dal 1936.
Visitabile: da marzo a fine agosto: 9.00 - 19.30. Da ottobre a marzo: 10.00, 12.00 - 13.30, 16.30. Per informazioni: 0165 764263. L'ingresso e' consentito solo a gruppi non superiori alle 25 persone.

 

Spostamento a Cogne, dove si pernotterà in una grande area attrezzata camper. Sistemazione e visita al paese dove è possibile acquistare prodotti locali.

Lardo di Arnad (migliore d’Italia)

 

Lardo d'Arnad DOP

Lardo d'Arnad DOP

La produzione è limitata al comune valdostano di Arnad.
L'origine di questo salume è remota: la prima citazione si ha in un documento del 1570.I suini utilizzati, di peso non inferiore ai 160 kg, devono essere allevati, oltre che in Valle d'Aosta, in Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia e Veneto.

Nella produzione del lardo di Arnad si devono osservare due caratteristiche fondamentali: l'alimentazione dei maiali, che esclude mangimi integrati a favore di castagne e soli ortaggi e la stagionatura del lardo medesimo, per la quale sono utilizzati aromi locali e spezie (aglio, rosmarino, alloro, chiodi di garofano, cannella, ginepro, salvia, noce moscata e achillea millefoglie).
Il lardo, una volta tagliato, viene inserito in un recipiente apposito, il "doil", fabbricato in passato dagli artigiani in legno di castagno, oggi sostituito da acciaio o materiale plastico per alimenti. Si ricopre con la miscela di spezie e si aggiunge poi una salamoia fatta con acqua, sale grosso e ancora parte delle spezie. Il tutto rimane chiuso a stagionare per almeno tre mesi. Se invece si decide per una stagionatura lunga, la salamoia viene sostituita da vino bianco. Il gusto finale dovrà risultare delicato ma ben profumato dalle spezie impiegate.

Tegole valdostane (dolci di mandorle)

 

Le tegole valdostane: sottili biscotti tondi (come tegole, appunto) fatte di mandorle.

La nascita di questo dolce nella regione ed il merito va alla famiglia Boch (pasticcieri aostani da molte generazioni) che scoprirono questo dolce negli anni trenta, durante un soggiorno in Normandia. Colpiti dal particolare sapore delle tegole, hanno cominciato a produrle ad Aosta e da allora le tegole, avendo riscontrato un grande successo, sono entrate nel patrimonio culinario valdostano.

tegole valdostane

ingredienti:

- 200 g di zucchero - 80 g di nocciole tostate - 80 g di mandorle - 4 albumi - 60 g di burro morbido - 60 g di farina 00 - 1 bustina di vanillina

Esecuzione:

Tritare molto finemente le mandorle e le nocciole. Aggiungervi gli altri ngredienti fino ad ottenere un composto omogeneo. Sulla placca del forno foderata di carta da forno stendere un cucchiaino del composto e allargarlo bene. Cuocere a 180° per 5-7 minuti

Mocetta di camoscio

 

Mocetta di camoscio
Mocetta di camoscio

Tecnologia di preparazione: le carni magre di camoscio vengono ripulite dei nervi e del grasso eventuale e messe sotto sale e aromi, prima di essere appese per la stagionatura. Con lo stesso procedimento si possono usare anche carni di stambecco o di bovino.

 

La "motsetta" è una carne essiccata di muscolo di vacca, pecora, capra o camoscio o stambecco, nata dall’antica esigenza di conservare a lungo la carne per il fabbisogno invernale della famiglia. Al gusto ricorda le erbe aromatiche utilizzate insieme al sale, all’aglio e alle bacche di ginepro. La sua stagionatura può durare da un mese a un anno. Deve essere servita a fette sottili, accompagnata da pane di segale o da crostini.

Fontina di caseificio rurale (formaggio molto buono che va mangiato con il sale-70% di grassi)

 

mucca lattifera autoctona I veri "artefici" della Fontina sono i pascoli montani della Regione e le bovine di razza autoctona: la pezzata rossa, la pezzata nera e la castana che assumono un ruolo insostituibile, grazie alla loro capacità di valorizzare l'erba dei pascoli alpini e i fieni dei prati naturali.
Il rapporto tra animali e pascoli è attentamente gestito e sorvegliato dall'uomo che, secondo una sequenza e un calendario prestabiliti, organizza gli spostamenti del bestiame negli alpeggi.
lavorazione della fontina La lavorazione, secondo quanto previsto dal disciplinare di produzione della DOP, non altera le caratteristiche del latte appena munto che passano inalterate nel formaggio. Infatti il latte viene caseificato entro poche ore dalla mungitura, 2 volte al giorno, alla T° di 36 °C, utilizzando per la coagulazione caglio di vitello.Segue quindi la prima salatura e il successivo trasferimento delle forme nei magazzini di stagionatura.
stagionatura della fontina Il periodo di maturazione medio è di minimo 3 mesi durante i quali la forma viene periodicamente strofinata e salata in superficie. Nel primo mese le forme vengono rivoltate ogni giorno, alternando un giorno di salatura e uno di spazzolatura, le operazioni che agevolano lo sviluppo della tipica crosta. Successivamente queste operazioni vengono effettuate ad intervalli più diradati, e le forme, accudite con cura, stagionano lentamente, allineate in perfetto ordine, su tavole di abete rosso. La maggior parte delle grotte di stagionatura della Fontina, sono scavate nella roccia. Qui la temperatura è compresa tra 10°C e 12°C e l'umidità è superiore all'85%, condizioni ottimale per una lenta e graduata maturazione.

Vari oggetti in legno fra cui le famose Grolle dell’amicizia

 

La coppa dell'amicizia. Ricetta del caffè alla valdostana
Caffè valdostano. 4 tazzine di caffè caldo, 2 tazzine di grappa, 1 tazzina di genepy, 4 cucchiai di zucchero, 1 arancio (o 1 un limone). Mettere i liquori, lo zucchero la scorza dell'arancio e qualche succo dell'arancio a scaldare in un pentolino, finché lo zucchero non sarà sciolto. Intanto passate un po' di succo di arancio intorno al foro del coperchio della Coppa dell'amicizia, quindi cospargere di zucchero. Versare poi nella coppa i liquori e il caffè e accendervi il fuoco all'interno. Dopo un minuto mettere il coperchio sulla coppa, cosicché si spenga il fuoco. Ricordate che il liquore è alcool, quindi prestate attenzione nell'accendere la miscela all'interno della coppa. La fiamma azzurra che ne uscirà è molto caratteristica ma il tempo di lasciarla accesa è variabile: se si vuole mantenere un'alta gradazione alcolica della bevanda si consiglia di lasciare bruciare poco la fiamma, altrimenti lasciarla anche finché si spegne da sola. In ogni caso sarebbe meglio che il fuoco avesse il tempo di caramellare lo zucchero sulle pareti.
La Grolla dell'amicizia non è solo un modo per bere il caffè tra amici, ma è anche un oggetto dell'artigianato locale che può essere una vera e propria opera d'arte: ve ne sono infatti anche di splendide intagliate a mano nel legno con diverse decorazioni scolpite.


Venerdì 2 maggio

Alle 9.30 si parte in direzione Valnontey e da qui in passeggiata si può arrivare alle falde del Gran Paradiso. In questo luogo è facile incontrare camosci e stambecchi che ormai abituati all’uomo si lasciano avvicinare.

stambecchi al Gran Paradiso

Alle 15,00 partenza per Sarre dove si potrà visitare il castello dei Savoia (all’interno c’è una stanza decorata con 3000 paia di corna di stambecco). Si potrà cenare in una caratteristica trattoria e dormire nell’adiacente area di sosta. Area , castello, trattoria sono a 100 metri gli uni dagli altri.

cena alla Trattoria di Campagna (dal 1976) Fam. Cortese Tel. 0165.257448 fax. 0165.257909

www.trattoriadicampagna.it e.mail :info@trattoriadicampagna.it
menu': €uro 27(facoltativo)
Bimbi -12 anni €uro 14 con menu' a parte
Bimbi - 4 anni non pagano e mangiano con i genitori. Non e' garantito il posto a sedere.
Antipasto tipico Valdostano:Mocetta , lardo d’Arnad ,tomino al pizzico, caprino e fontina, Quiche calda di verdure fresche -- 1° gnocchetti alla valdostana (pomodoro e fontina) -- 2° salsiccetta fresca al pomodoro con polenta --- torta rustica di noci e panna --- vin des amis petit rouge + acqua + caffe'

 

castello di Sarre

Il castello di Sarre, di antiche origini, venne scelto dal re Vittorio Emanuele II come "pied à terre" per le sue battute di caccia in Valle d'Aosta. Trasformato dal figlio Umberto I, che fece realizzare il famoso "salone delle corna", fu frequentato con assiduità dai principi Umberto II e dalla consorte Maria José. Rimase residenza dei Savoia fino all'esilio. L'allestimento attuale ne evidenzia sia l'utilizzo legato all'attività venatoria della corte sabauda sia la funzione residenziale. Ai piani superiori alcuni locali conservano gli arredi originali di inizio '900 ed espongono ritratti degli artisti di corte oltre a svariate opere possedute dai Reali d'Italia.

 

Sabato 3 maggio

Ore 9.00 partenza per il Gran S. Bernardo dove si potrà visitare l’antico Ospizio, museo naturale e storico dei Frati, gli allevamenti dei famosi cani S.Bernardo ed ammirare un paesaggio da togliere il fiato.

 

ospizio del passo Gran San Bernardo

Hospice du Gran-Saint Bernard. L'ospizio fondato nell' XI secolo dalla comunità religiosa istituita da San Bernardo è luogo di "accoglienza". L'ospitalità infatti fu, prima di tutte le altre, la ragione d'essere dell'Ospizio del Gran San Bernardo.

Per circa nove secoli, la Casa fu fedele alla regola della gratuità assoluta. Il ricovero e il vitto erano assicurati a tutti i passanti, senza alcuna restrizione. Era soprattutto nel corso dell'inverno che la carità trovava più occasione di esercitarsi; i passanti venivano anche soccorsi quando erano in pericolo, salvandoli sovente da morte sicura durante le bufere di neve nel rigido inverno alpino. Quando ciò non era possibile, i canonici recuperavano e seppellivano nel loro obitorio, le Morgue (tuttora esistente), i cadaveri di coloro che le valanghe o il freddo avevano ucciso nel loro cammino.

frate con il suo fedele san bernardo

L'allevamento dei cani all'ospizio del Gran San Bernardo

I primi cani adottati dai Canonici risalgono circa al 1660, probabilmente donati da nobili famiglie del Vallese. Alcuni documenti storici fra cui un dipinto del 1695 raffigurante un cane dell'Ospizio, fissano una pietra miliare per la ricostruzione evoluzionistica della razza. Nel 1700 il Priore Ballalu progettò un congegno meccanico molto simile ad una ruota giocattolo per criceti, che azionata da un cane, permetteva di traslare il movimento circolare ad uno spiedo posto sul braciere. Così facendo gli "aiuto cuochi" permisero di sveltire le operazioni di cottura soprattutto nel periodo estivo quando gli ospiti dei Canonici raggiungevano nell'arco dell'intera giornata oltre quattrocento viandanti. Un aneddoto F. Robert, narra che "nel 1787, trenta briganti approfittarono dell'ospitalità dei Canonici. Prima di ripartire pretesero di appropriarsi della cassaforte. Il Priore cercò di dissuaderli, poi, davanti alla loro ostinazione, li condusse verso i cani: la semplice presenza di questi molossi ebbe tale effetto su di loro, che lasciarono immediatamente il monastero.

cane san BernardoLa natura conferì agli enormi mastini quelle capacità psichiche e fisiche adatte alla sopravvivenza in climi polari e nebulosi, ricreati in forma simile sul valico, una sorprendente capacità orientativa permetteva loro di ripercorrere i sentieri bianchi senza esitazione, coadiuvati da un forte senso percettivo raccolgono le tipiche vibrazioni a bassa frequenza che anticipano smottamenti e valanghe. Il loro peso e le zampe palmate permettono di spianare il sentiero "pion" evitando l'affondamento di chi li segue, essi sono in grado di captare il calore umano e di ritrovarne i corpi sepolti dalla neve. Nulla li può fermare nel compiere ciò che uno stimolo irrefrenabile li spinge a prestare aiuto a chi ne ha bisogno. La simbiosi adattativa naturale unita all'intelligenza reattiva e razionale mossa da stimoli non condizionati, ha permesso lo sfruttamento non edonistico ma quello che gli stessi cani hanno voluto offrire. È insita nelle loro ancestrali emozioni la predisposizione e la soddisfazione di essere utili, ciò li appaga e null'altro chiedono.

Ore 15.00 si ritorna ad Aosta e si prosegue per Entreves, che è all’imbocco del traforo alle pendici del M.Bianco. Breve sosta e si torna a Courmayeur dove si potrà visitare il paese e dormire.

 

Courmayeur Monte Bianco La perla delle Alpi
Courmayeur Monte Bianco La perla delle Alpi: questo è l'appellativo che Courmayeur si è meritata per la straordinaria bellezza del paesaggio che la circonda, per l'armonia della sua architettura di montagna, per la lunga tradizione di ospitalità.Non per niente è la più famosa e antica stazione alpina italiana,sovrastata dal maestoso scenario della catena del Monte Bianco. Adagiata in una splendida conca a 1224 metri di altitudine,Courmayeur è nata turisticamente alla fine del XVII secolo come stazione termale, per la bontà delle sue acque minerali. Oggi è una delle più importanti stazioni sciistiche al mondo, capace di emanare il fascino rado di un luogo magico ed esclusivo.

 

Domenica 4 maggio

Al mattino visita alla chiesetta di Notre Dame de Guerison

 

Il Santuario di Notre-Dame de la GuérisonIl Santuario di Notre-Dame de la Guérison, dedicato alla Madonna della guarigione, è situato all'inizio della Val Veny, di fronte al ghiacciaio della Brenva. La località in cui è stato eretta la chiesa è chiamata "Berrier". Questo nome deriva dal termine berio che in Patois (il dialetto valdostano) significa roccia. Il 2 luglio, giorno in cui si celebra la Visitazione della Vergine a Santa Elisabetta, ha luogo nel santuario la tradizionale messa dedicata alle guide di Courmayeur, che da sempre sono devote alla Madonna del santuario.

 

pranzo e ritorno.

Le iscrizioni sono chiuse

Si accettano iscrizioni via E-mail compilando il modulo di seguito inserito: geronida@libero.it

Referente della gita Leonida Geron tel.0445.630762 cell.3282149568

dati anagrafici, telefono e citta' dei partecipanti

Costo della gita €uro 30 ogni adulto sopra i 14 anni

I bimbi sotto i 14 anni 15 euro

I bimbi sotto i 4 anni sono nostri ospiti

I costi dell'iscrizione sono:
Iscrizione 5 €uro ogni equipaggio per i soci "Canaletto" e non.
La somma di 5 euro e' un sostegno che ogni equipaggio partecipante riconosce, come recupero spese internet, telefoniche e postali, a favore del club per la divulgazione della gita e delle notizie in generale.
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bambini sotto 12 anni € 14 x n.......................tot.€...................................
(forse posto a sedere) bambini sotto i 4 anni € 0 x n..................................
da versare al club Totale €uro............................................................
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del club............................................
Nei costi sono comprese le entrate ai castelli. I parcheggi non sono compresi.
Il club, il direttivo e tutti i volontari che si sono resi utili declinano ogni responsabilita' per eventuali danni occorsi a persone, mezzi e animali derivanti dalle attivita' organizzate. Ogni socio deve farsi carico del proprio operato nel pieno rispetto di persone, ambiente e realta' visitate. Il programma e i costi possono subire modifiche.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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